Dall'aiuola al Tokonoma


Un Ginepro di periferia


Juniperus Old Gold


Un Workshop che dura da anni


Chamaecyparis Pisifera


Il fascino dello shari


Interventi programmati su uno Juniperus Chinensis


Sentiero tortuoso


Il tasso : magnifica essenza


Thuja

 


Juniperus Old Gold


Nel gennaio 1996, passeggiando in un vivaio, (Oltre Il Verde ) notai un bel ginepro denominato Old Gold. Si tratta di una pianta fra le migliori nella sua specie, che solitamente cresce in modo rigoglioso, le sue gemme di colore verde chiaro sono molto corpose, spesso con delle infiorescenze sulle parti apicali.
Probabilmente la sua presunta destinazione sarebbe stata qualche piazza o rondò della nostra città per abbellirne l’aspetto, ma non fu così, lo acquistai e dal momento che ebbi quel ginepro sul mio piano di lavoro cominciai a valutare i metodi e i tempi che mi avrebbero portato a realizzare questo mio progetto.
Nella mia mente cominciarono ad intrecciarsi le immagini che avevo veduto sulle riviste specializzate ( sia Europee, che Giapponesi ) di tutti gli esemplari di ginepro che fossero destinati a bonsai. Misi in pratica l’esperienza ottenuta in anni di ricerche ed osservazioni, lasciandomi però trasportare dalla fantasia e dal gusto estetico personale.
Bisogna sapere che su questo tipo di piante, se non si opera inizialmente con potature drastiche, difficilmente si ottiene il risultato con la crescita di gemme a scaglie (pungenti) ; diversamente crescerebbe una vegetazione a squame, un problema spinoso nella coltivazione dei ginepri.
Tornando a noi, verso la fine di ottobre ritenni fosse giunto il momento ideale per dare una prima impostazione al ginepro; cominciai col lavorare la legna secca, i due piccoli jin, uno posto sul lato destro e l’altro sul frontale. Passai poi a quello di sinistra, posto a meta’ della pianta, operazione che assorbii un impegno maggiore, infatti questo jin risultando lungo mi lasciò scettico sulla possibilità di invertire subito, infatti dopo aver valutato il fronte migliore, mi sono accorto che quel jin sarebbe venuto a trovarsi sulla parte posteriore.
Rotti gli indugi, decisi di accorciarlo, cercando con una paziente lavorazione di dargli movimento ; infine dopo aver valutato l’altezza, ritenni che mantenendo l’ultimo ramo superiore, non avrei mai potuto ottenere una proporzione adeguata.
Eliminai tutta la vegetazione e lo ridussi ad un jin, utilizzando per questa lavorazione un attrezzo costruito in collaborazione dell’amico Claudio e prendendo spunto dal modello usato dal maestro Kimura.
Giunto a questo punto, cominciai ad applicare il fil metallico per poter modellare la pianta secondo l’idea che avevo immaginato e terminata l’impostazione, rinvasai la pianta in un vaso fatto a mano.

Foto n 1 gennaio 1996 come si presentava al momento dell’acquisto.

Foto n 2 marzo 1996 particolare del gomito, punto su cui è indispensabile intervenire con attrezzi elettrici, per proporzionarlo alla pianta.

Foto n 3 marzo 1996 dopo aver selezionato la vegetazione e rinvasata in vaso di coltivazione,
in questa occasione come terra utilizzai solo akadama per assicurare un buon sviluppo radicale e, uno sviluppo più rapida della vegetazione.

Foto n 4 particolare della struttura dell’albero, si nota anche, più in basso il moncone del ramo orizzontale prima della lavorazione.

Foto n 5 Questo ramo era molto spostato verso la parte posteriore ma con l’aiuto di raffia filo di rame da 4 mm e due tiranti riuscii a portarlo in posizione ottimale.

Foto n 6 si incomincia ad intravedere il risultato, solo pochi ritocchi ed il lavoro sarà ultimato.

Foto n 7 Gli ultimi interventi sono stati dedicati alla rifinitura : pulizia della corteccia, applicazione del liquido sui jin, rinvaso ed infine la muschiatura.


 
© 2006 - Donato Danisi

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